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Torre del Conte Ugolino (o Torre della Muda)

Torre della Fame, incisione di Giovanni Paolo Lasinio, 1865

Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, Canto 33, vv. 55-66 con parafrasi a destra:

Come un poco di raggio si fu messo
nel doloroso carcere, e io scorsi
per quattro visi il mio aspetto stesso,

ambo le man per lo dolor mi morsi;
ed ei, pensando ch'io 'l fessi per voglia
di manicar, di subito levorsi

e disser: "Padre, assai ci fia men doglia
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia".

Queta' mi allor per non farli più tristi;
lo dì e l'altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t'apristi?
E quando si fece un po' di luce
nel doloroso carcere, vedendo il mio sguardo
riflesso nello sguardo dei miei figlioli,

per il dolore mi morsi ambo le mani;
ed essi, pensando che lo facessi per fame,
si alzarono improvvisamente

e dissero: "Padre, ci farà meno dolore
se ti ciberai di noi: tu in fondo ci hai dato
queste misere carni, tu puoi anche privarcene".

Allora mi quietai per non renderli più tristi
e stemmo tutti muti quel giorno e quello dopo:
ahi dura terra, perché non c'inghiottisti?

La Torre della Muda o Torre della Fame apparteneva all’antica famiglia pisana dei Gualandi e deve il suo nome al fatto che in passato qui venivano rinchiuse le aquile, allevate dal comune durante il periodo della muta delle penne.

L’antica torre medievale, che oggi appare inglobata all’interno del Palazzo dell’Orologio, in seguito all’accorpamento di due edifici del 1605 secondo il progetto di Giorgio Vasari, deve la sua fama a Dante. Nel 33esimo canto dell’Inferno, nono cerchio, quello in cui scontano la loro pena i traditori della patria e degli ospiti, il poeta ci racconta la tragica sorte del Conte Ugolino Della Gherardesca, tra i più importanti politici di Pisa del suo tempo, ghibellino di nascita ma poi avvicinatosi alla fazione guelfa. La torre era chiamata anche “della fame” perché nel 1289 il Conte fu lasciato morire di fame con i figli e nipoti.

Resti della Torre Muda

Il Palazzo, oggi, oltre a essere la sede della Biblioteca della Scuola Normale, ospita uno spazio museale dedicato al “miserando caso” del conte Ugolino. Durante il percorso è possibile ammirare le mura superstiti della Torre medievale, oltre a un’esposizione di antiche edizioni illustrate della Commedia, conoscendo la storia dell’Ugolino storico e l’Ugolino dantesco.

Audioguida

LIS

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