Questo luogo di culto, originariamente, legato a una confraternita laicale di origine armena, i Disciplinati di Sant’Antonio, vanta una storia che affonda le radici nel XIV secolo, con il primo documento che ne attesta la presenza risalente al 1341. Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito varie trasformazioni. Danneggiata dall’occupazione fiorentina nel 1406 è stata ricostruita nel 1477, arricchendosi di un chiostro trapezoidale e assumendo funzioni di ospitalità per pellegrini e assistenza ai poveri. Nel XVII secolo, l’edificio subì ulteriori lavori, in particolare l’abbellimento in stile barocco, con l’aggiunta di elementi come cornici in pietra serena e un soffitto ligneo intarsiato con tele raffiguranti storie di Sant’Antonio. Infine, nel 1684, il complesso venne convertito in un orfanotrofio per volontà di Cosimo III. L’edificio oggi sconsacrato è stato oggetto di un vasto intervento di recupero.

